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27 gennaio, Giorno della Memoria

Il 27 gennaio 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz sancendo la fine dell’Olocausto (def. Wikipedia).

Già solo leggere una frase così fa tremare i polsi.  Nella storia europea un atto così violento e crudele, che vide il nostro paese complice, ancora oggi deve sollevare vergogna e sdegno.

Si possono leggere i racconti di quel periodo nefasto nei libri di chi, sopravvissuto, è morto molto anni dopo come ad esempio Primo Levi ma anche nelle pubblicazioni di chi scriveva le orribili cose che subiva ma purtroppo non ha vissuto abbastanza per godere della ritrovata libertà.

27 gennaio, Giorno della Memoria

Siamo nel 2024 e pur beneficiando dei vantaggi apportati della rivoluzione tecnologica l’ignoranza resta ancora sovrana e troppe volte la storia è stata raccontata in modo errato perché se è vero che ad Auschwitz, ed in altri campi analoghi, si perpetravano crudeltà inenarrabili vero è anche che coloro che scientemente decisero di seguire e condividere le idee nazifasciste ebbero vite tranquille e serene motivo, forse, per il quale descrissero una storia che nulla aveva a che vedere con la realtà dei fatti arrivando, oggi, ad avere gruppetti di  nostalgici che soffrono una mancanza dettata dai racconti dei nonni.

Nel 2024 complice, forse, l’idea che “tanto tutto è passato” ci ritroviamo a spiegare a gente ignorante, nel senso letterale del termine dal quale scaturiscono due forme di pensiero entrambi aberranti ossia i negazionisti ed i fascisti, che i fatti che hanno segnato la storia europea ed in particolar modo hanno segnato l’Italia e la Germania, alleate nella malata idea che il mondo dovesse sottomettersi a loro, non sono andati come amano pensare ma sono stati peggio di qualsiasi film dell’horror.

Il 27 gennaio 1945 si conclusero, speriamo in eterno, gli anni delle sopraffazioni, delle privazioni, delle umiliazioni e degli omicidi a sangue freddo nel nome di una ideologia malata che grazie all’ausilio di armi e intimidazioni uccise ebrei, Slavi, prigionieri politici, prigionieri di guerra sovietici, portatori di handicap fisici e mentali, solo per citarne alcuni, senza distinzione di sesso o età.

Il 27 gennaio 2024 è ancora più importante degli anni passati non perché la memoria abbia valore solo a fasi alterne ma perché la situazione politica e sociale che si è definita in alcuni stati mette ansia. L’Europa sembra aver dimenticato eppure non sono passati così tanti anni e molte delle persone che all’epoca dei fatti erano giovani o bambini oggi sono ancora in vita e sono la memoria diretta di cosa abbia significato attraversare anni di dittatura, anni in cui lo sguardo indagatore di un vicino di casa poteva comportare l’arresto e la deportazione, anni in cui era una colpa anche la fede religiosa ed il silenzio e la sottomissione erano l’unica possibile speranza di sopravvivenza.

I crimini commessi dalle SS tedesche e italiane hanno segnato un solco tra la bestialità e l’umanità, nel suo significato più profondo, che come un faro ha guidato le politiche delle singole nazioni prima e poi quelle europee affinché democrazia, parità sociale e civile possano, per sempre, essere i punti fermi sui quali guidare popoli che scelgano il rispetto invece della prevaricazione

 

 

 

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