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Dimmi come vesti e ti dirò chi sei

La cosa che non molti sanno è che prima di dormire bisognerebbe concentrarsi su pensieri positivi per due motivi.

il primo è che attraverso una serie di onde che generiamo nel nostro cervello creiamo una legge di attrazione che ci spinge a muovere passi verso quello che sogniamo per la nostra felicità.

Il secondo è “più banalmente” che al risveglio, nel momento di scegliere i vestiti, il nostro cervello si muoverà verso una scelta dell’outfit, anche cromatica, in linea con la positività con la quale abbiamo chiuso la giornata.

Tutto questo, alla fine, ci porta al Personal Branding cioè qualcosa che facciamo giornalmente anche se in modo inconsapevole.

Ma cos’è il personal branding e quando usarlo

Iniziamo col dire che il termine Personal branding è usato, talvolta anche abusato, in ambito lavorativo quando si parla della costruzione della propria figura professionale.

Quello che però non si valuta è l’altra faccia di questa tecnica di costruzione dell’immagine che, attraverso una serie di intrecci, sconfina nella vita personale talvolta lasciando trapelare dettagli che assolutamente non vorremmo far sapere.

In sintesi, fare personal branding significa compiere un’azione mirata che fornisca il racconto visivo della nostra personalità e, attraverso una serie di dettagli, delle nostre ambizioni ma se usata in modo improprio comporta l’innescarsi di situazioni che nulla hanno a che vedere con le nostre aspirazioni.

Un colore, un taglio sartoriale spesso vengono scelti sulla base dell’emotività o dell’opportunità ma poco hanno a che vedere con la nostra personalità. Facciamo un esempio:

se stiamo attraversando un periodo di cambiamento, vedi un divorzio, oppure un nuovo incontro amoroso diventiamo sensibili verso vestiti o accessori, per così dire, dal sicuro effetto wow! ma che poco o nulla dicono di quello che in realtà stiamo inseguendo anche se noi sappiamo bene che in fatto di sentimenti la chiara dichiarazione d’intenti è alla base della costruzione sentimentale.

 

A determinare “le famose frasi conclusive” tipo “non credevo fossi così” spesso concorrono una serie di messaggi sbagliati che involontariamente trasmettiamo attraverso l’uso errato di codici visivi che vengono captate dal cervello altrui come segnali non coerenti col tipo di carattere e di persona che siamo.

Avete presente tutte quelle belle frasi attribuite a personaggi famosi, professionisti, dive del cinema oppure a Lady della moda come ad esempio la celebre frase less is more, motto coniato dall’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe, padre del razionalismo. Bene, alcune di queste frasi possono essere di reali attribuzione altre, probabilmente, sono figlie del mito ma quello che davvero è importante è il loro significato.

Less is more, poco è troppo

Nel Personal Branding questa frase la possiamo declinare come una raccomandazione che ci illumini al fine di evitare l’esagerazione fatta di dettagli o di trend “indossati tutti nello stesso momento”

Less is more è sinonimo della volontà di mettere in rilievo il carattere, la capacità di fare qualcosa che incida positivamente nel prossimo lasciando ad altri momenti l’effetto shock di un look costruito ad hoc.

Mai dimenticare che il nostro aspetto racconta chi siamo realmente.

 

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