La comunicazione errata porta a brutte conseguenze, questo perchè il termine comunicazione non è soltanto parlare correttamente una o più lingue e non è neppure esprimere in modo adeguato il proprio pensiero.

La comunicazione poggia su diversi pilastri che se poco considerati rischiano di non resistere al “peso dell’errore”, di conseguenza portano il mal capitato ad una sicura brutta figura.

Partendo dai tempi antichi possiamo dire che il primo testo che racchiude regole e indicazioni per non comportarsi in modo sbagliato in pubblico è sicuramente il Galateo, scritto da Monsignor Giovanni Della Casa, all’interno del quale si racchiudono i comportamenti sgradevoli da evitare.

Con il passare degli anni si è creata una certa confusione su quello che identifica “la modernità”, contro quello che identifica solo “la maleducazione” e questa confusione, purtroppo, ha instillato in coloro che abborrano l’idea di farsi etichettare come “vecchi” la paura di esternare chiaramente il disappunto innanzi ad un comportamento palesemente irrispettoso.

Ma perché succede questo?

Spesso la poca fiducia in sé stessi collegata alla consapevolezza dei propri limiti, che scaturisce in paura di non essere considerati autorevoli, blocca la capacità di ragionamento trasformando incontri che potenzialmente potrebbero risultare proficui per tutti in momenti fastidiosi, carichi di nervosismo quindi antipatici da vivere.

Secondo alcuni esperti coloro che sentono questo bisogno incontrollato di dover per forza sminuire i loro interlocutori per risultare loro conoscitori della materia, che si sentono superiori indipendentemente dalla persona con la quale s’interfacciano, che espongono le loro idee come valori assoluti, che vivono come un attacco personale i cambiamenti il tutto indipendentemente dal grado di conoscenza della materia da trattare, facilmente possono soffrire di una patologia definita “sindrome di Procuste”

Procuste nella mitologia era un brigante che torturava i mal capitati su un’incudine a forma di letto stirandoli fino a straziarli se erano troppo corti o amputando gli arti se erano troppo lunghi.

Ora è ovvio che non si vuole generalizzare e neppure sostituirsi ad un bravo specialista della mente ma, in questo caso, l’esempio di Procuste, nella sua durezza, serve a far riflettere non sulla possibilità o meno d’essere afflitti da questa patologia quanto sul nostro comportamento verso terzi perché a questo punto la domanda è spontanea, cosa possiamo fare per evitare di entrare in un meccanismo del quale tutto si può dire meno che sia adatto ad una società civile e acculturata?

A volte la cosa più ovvia è anche la scelta migliore di conseguenza;

Il primo suggerimento, anche il più banale, è quello di fare delle serie riflessioni prima di aprire la bocca e lasciare che qualsivoglia pensiero venga alla luce perché se anche fosse vero che, grazie al web molte informazioni sono fruibili e di conseguenza molti argomenti non sono più tabù vero è anche che questo non da il diritto a nessuno di sopraffare un altro essere umano, anche solo verbalmente, per il mero gusto di denigrare.

Nel caso in cui, però, vi risultasse assai difficile controllarvi ritenendo di dover per forza essere pedante verso il prossimo allora sappiate accettare le conseguenze.

cover wikipedia.org

 

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